Depressione e demenza: disturbi correlati, nelle donne

Lunghi periodi di depressione possono scatenare nel tempo problemi di demenza, soprattutto nelle donne.
Secondo lo psicologo clinico Nasreen Khatri, infatti, poiché le donne hanno il doppio delle probabilità, rispetto all’uomo di ammalarsi di depressione, questa può causare con l’avanzare degli anni anche dei disturbi cognitivi e addirittura il Morbo di Alzheimer.
Inoltre, il dottor Khatri, durante un convegno tenuto a Toronto sull’invecchiamento e la memoria, ha spiegato che il cambiamento demografico in atto nei Paesi Occidentali e il relativo tasso di invecchiamento della popolazione, che è in costante aumento per quanto riguarda le donne, rischieranno di far crescere notevolmente il problema della demenza. Questa, aggiunge il dottor Khatri, può manifestare i primi sintomi sin da quando si è più giovani, scatenata dallo stress persistente che talvolta può sfociare in momenti di malinconia e solitudine.
Egli continua dicendo, che le donne possono essere più inclini a soffrirne, perchè devono quotidianamente destreggiarsi tra impegni di lavoro, famiglia e genitori anziani e la continua tensione nervosa, può diventare un terreno fertile per lo sviluppo dei primi problemi cognitivi, anche temporanei. In riferimento a ciò, esse sono più vulnerabili degli uomini a causa dei cicli ormonali e del loro stile di vita e con l’avanzare degli anni, quei momentanei stati di “confusione” mentale possono incrementarsi e presentarsi con maggiore frequenza.
Ecco perchè, lo psichiatra David Conn, suggerisce che quando si raggiunge la mezza età, occorre saper bilanciare gli stati d’animo negativi e affrontarli in maniera positiva e aiutarsi in questo, svolgendo una moderata attività fisica, seguendo una dieta sana e curare la propria vita sociale. Secondo un altro studio, durato 20 anni, infatti, gli adulti di mezza età che erano in grado di avere una visione positiva dell’invecchiamento avevano anche tassi migliori di sopravvivenza, rispetto agli altri che non riuscivano a considerare, come si suol dire, “il bicchiere mezzo pieno”. Concretamente, quindi, chi era più felice aveva la probabilità di vivere in media 7 anni in più.


















