Ecuador verso la chiusura dei lager per curare gli omosessuali


In Ecuador l’omosessualità “si cura” internando le persone in veri e propri lager, dove i malcapitati vengono torturati fisicamente e psicologicamente e spesso anche abusati sessualmente.

Quella che sembra la trama di un film dell’orrore, è invece la triste realtà, denunciata da diverse associazioni per la tutela dei diritti degli omosessuali del Paese sudamericano, attraverso le testimonianze di chi l’ha vissuta sulla propria pelle.

Queste strutture, di fatto illegali, sorgono prevalentemente al di fuori dei centri urbani, in modo da dare meno nell’occhio. Quando i familiari di una persona omosessuale le contattano, per chiedere il ricovero del conginuto, arriva un furgone che preleva la persona, di forza e contro la sua volontà, anche se maggiorenne, portandola in uno dei circa 230 centri del Paese.

Foto Ecuador: i centri di "cura" per omosessuali

Quelli che di fatto sono dei veri e propri sequestri di persona, possono durare anche anni, durante i quali i soggetti vengono ”rieducati” attraverso torture di ogni sorta.

Associazioni come Taller de Comunicacion Mujer e Artikulacion Esporadika hanno riportato testimonianze di persone malnutrite, ammanettate a terra, picchiate e violentate dagli educatori/carcerieri. E pensare che per un ricovero si pagano tra i 200 e i 1.200 dollari al mese.

Il fenomeno venuto alla ribalta negli ultimi anni, ha suscitato forti reazioni di sdegno da parte dell’opinione pubblica e non a caso il premier ecuadoregno ha nominato come ministro della Salute Karina Vance Mafla, lesbica dichiarata, la quale ha posto come priorità, la chiusura di questi centri dell’orrore.

Ecuador: i centri di "cura" per omosessuali

Alcune immagini delle proteste messe in campo dalle associazioni per la tutela degli omosessuali, contro i centri dell’orrore.

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Per argomento: omosessualità