Effetti collaterali farmaci: a rischio 10% bambini?

Un bambino su dieci potrebbe subire “reazioni inaspettate” a seguito della somministrazione di un farmaco.
Questo quanto emerso durante un congresso, tenutosi a Milano, dei pediatri della SIP (Società Italiana Pediatria).
Tutto ciò avverrebbe non in seguito a una somministrazione non controllata, ma in base a una precisa prescrizione medica di un particolare medicinale a un bambino.
La causa alla base di tale problema, secondo quanto emerso nel congresso in questione, sarebbe legata alle sperimentazioni precedenti al lancio di un prodotto farmaceutico.
La maggior parte dei farmaci che vengono immessi sul mercato, infatti, sono testati solamente su soggetti adulti.
Per questi ultimi, quindi, non vi sarebbero problemi di tale natura, poiché le sperimentazioni sono state effettuate proprio in tale fascia d’età.
La questione sorgerebbe quindi solamente n merito ai “pazienti” più piccoli, dato che, come detto, questi ultimi vengono costantemente “esclusi” dalla fase di test che precede la commercializzazione del medicinale.
Gli stessi pediatri che hanno appena lanciato l’allarme su tale problema, sono stati, allo stesso tempo, altrettanto cauti per ciò che concerne la portata di tali “reazioni”.
Come detto, il rischio di reazioni avverse al farmaco, sarebbe nell’ordine del 10% dei casi. Tale “effetto collaterale” del medicinale, in quasi tutti i casi, non sarebbe però di grave entità.
I medici della SIP hanno infatti rassicurato tutti su tale punto della questione. Le reazioni sarebbero infatti, nella quasi totalità dei casi, legate a piccoli disturbi, ovviamente non gravi, come “reazioni cutanee”, facilmente curabili.
Solamente in una percentuale minimale, essi potrebbero avere conseguenze più gravi sulla salute dei bambini.
Per cercare di ridurre l’insorgenza di tali problematiche, una soluzione potrebbe essere rappresentata dall’intensificazione nella sperimentazione (dei farmaci) proprio sui più piccoli.

















