Giappone: la centrale nucleare di Fukushima dopo il terremoto

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, l’AIEA, rende noti i livelli di danno radioattivo giapponese: 4 su una scala che va da uno a sette.
Il disastro di Chernobyl si attestava a quota 7.
In questo caso, quindi, a Fukushima, (FOTO) non si rilevano danni a persone o cose. Gli unici feriti sono le 11 persone che lavoravano all’interno dell’impianto, che tra un mese, dopo aver concluso il suo ciclo di vita operativo sarebbe stato dismesso.
L’impianto in questione è datato all’anno 1971, il più vecchio del Giappone e tra le strutture più sicure, costruito per fronteggiare rischi imprevisti, originati dall’uomo e dai terremoti. Complessivamente, l’impianto, a seguito delle notizie rese note dall’agenzia stampa nipponica Kyodo, non ha reagito negativamente alla scossa devastante di 8,9° Richter. Il nucleo, detto anche “nocciolo”, all’interno del reattore centrale è ancora gestibile e mantiene una temperatura che non ancora raggiunge i livelli di guardia.
Ciò che ha provocato, invece, un primo allarme, già arginato dalle autorità, è dovuto al sistema di raffreddamento dell’impianto. La prima violenta scossa dell’11 marzo e quelle di assestamento che continuano a seguire, hanno fatto andare in tilt i circuiti elettrici che dovevano gestire il pompaggio dei liquidi di raffreddamento, mettendo a rischio il sistema di compressione dell’idrogeno. In questo modo, le sostanze all’interno dei tubi hanno iniziato a surriscaldarsi generando perdite radioattive impossibili da contenere con nessun sistema di supporto.
La popolazione è stata allertata e fatta sgomberare fino ad un’area di 20 chilometri, consigliato l’uso di mascherine e la chiusura dei condizionatori.
L’ipotesi più estrema è data dal pericolo di esplosione del nucleo del reattore, legati alla “fusione del nocciolo” in un unico corpo metallico radioattivo. L’unica misura che potrebbe, in questo caso, essere presa per salvaguardare persone e cose sarebbe quella di chiuderlo, in una gabbia di cemento armato sotto terra ed attendere lo smaltimento tossico delle fuoriuscite radioattive. Il tempo di smaltimento considera un periodo di tempo che va dai 100 ai 1.000 anni. Rimane comunque elevato lo stato di allerta atomico, a causa delle scosse che proseguono.
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