I messaggi contro il fumo non funzionano tra i più giovani

Una ricerca effettuata in Australia, presso l’Università di Sidney, condotta mediante l’intervista di 63 fumatori in età compresa tra 18 e 26 anni, sta facendo emergere una preoccupante realtà.

I messaggi e le campagne pubblicitarie contro il fumo non funzionano, o comunque non hanno effetti abbastanza deterrenti da scoraggiare chi fuma, soprattutto se si tratta di persone giovani. La motivazione sarebbe da ricercare nella mancata percezione, da parte dei fumatori, di poter essere oggetto dei ben noti problemi di salute legati alla sigaretta.

Le malattie, per un ventenne, sarebbero qualcosa di talmente remoto da non spingere a smettere di . Secondo la ricerca, quindi, bisognerebbe puntare su qualcosa di più diretto ed immediato, come il fatto che il fumo rende le mani maleodoranti, l’, la pelle diventa meno bella, etc.

Pertanto, , dovrebbe essere visto come un atto di forza mentale e come un gesto per favorire la propria bellezza ed appeal, non più come un qualcosa che rende più “duri” o “fighi” o “sexy”: tutt’altro, lavorare sull’immagine del fumatore come uno “sfigato”, rovesciando lo stereotipo creato in particolare dai film, forse avrebbe un impatto così forte da convincere il giovane fumatore a smettere immediatamente!

Già da qualche anno in Italia i fumatori sono abituati a comprare pacchetti di con scritte che ricordano i pericoli del fumo. In altri paesi del mondo si usa questo sistema per disincentivare il fumo, ma ultimamente hanno iniziato ad associare anche immagini e foto piuttosto eloquenti sui danni del fumo.

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