La felicità è una scelta, oltre che una conquista

Chi non si è mai fermato, almeno una volta nella vita, a chiedersi “cosa occorre per essere davvero felice” e, domanda immediatamente conseguente, “Ma io, sono davvero felice”?
Ebbene, il problema è noto all’uomo fin dalla notte dei tempi.
Persino Epicuro, nella sua “Lettera a Meneceo”, incoraggia alla conoscenza della felicità, delle cose che ci fanno stare bene, perchè “quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla”.
Una ricerca continua e difficoltosa
E’ un interrogativo che si ripropone ciclicamente nella nostra mente e, per non lasciarlo irrisolto, è sicuramente necessario sondare in profondità quali siano i nostri desideri, le nostre aspettative.
In questa maniera riusciamo a comprendere meglio come si sta muovendo la nostra mente, ma soprattutto, siamo razionalmente in grado di ricondurre ogni nostra scelta, positiva o negativa, nei termini di elementi che contribuiscono al nostro benessere, alla perfetta serenità dell’animo (atarassia).
Ed attraverso tali scelte “consapevoli” siamo, dunque, in grado di allontanare l’ansia, la sofferenza, il dolore.
Anche Freud pare muoversi nella stessa direzione di pensiero sostenendo, nel suo “Disagio della civiltà”, che la felicità “è qualcosa di assolutamente soggettivo“, è una condizione strettamente dipendente dalle nostre scelte di vita e dalle personali aspettative.
In altre parole, per essere felici, bisogna prima imparare ad interrogarsi, capire cosa si vuole, si desidera, ma soprattutto “scegliere” di ottenerlo.
E qui, però, subentra un’ulteriore problematica. Ciò che paralizza l’uomo, lo rende a volte del tutto impotente, non è tanto la ricerca della felicità (che implica “movimento mentale”, e perciò contribuisce al suo stato di benessere), quanto la coscienza che la felicità può essere una condizione “temporanea”, non ripetibile nel corso della propria esistenza.
L’uomo non accetta l’idea di essere felice per poco: desidera l’amore per sempre, la felicità per sempre, culla costantemente l’illusione di un benessere assoluto.















