Naso: perché alcuni odori attraggono di più? Esiste “scala di piacevolezza”
Quanto c’entra il gusto personale nella definizione degli odori? A quanto pare, il fatto che certi odori siano più piacevoli di altri, sembra essere scritto nella “memoria olfattiva”, ovvero, prescinde dai gusti individuali.
In questo senso, la ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience di qualche giorno fa, mette in evidenza che tutti gli organi sensoriali, rispondono a stimoli diversi e si sono evoluti in modo differente, in relazione al tipo di segnale che ricevono e alla funzione da svolgere.
Così se nella vista, i recettori della retina, posti nella parte posteriore dell’occhio, sono organizzati in modo tale da identificare con efficacia le coordinate visive e nell’orecchio, la struttura interna è disposta in base a una scala tonale, nell’olfatto, invece, il principio organizzativo, è stato fino ad ora un mistero.
Proprio in merito a ciò il lavoro di ricerca effettuato dal professor Noam Sobel del Weizmann Institute’s Neurobiology Department in Israele, si è orientato nello studio di quest’organo, per scoprirne meglio il funzionamento.
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