Paternità: avere un figlio dai 40 anni in sù, aumenta rischio di autismo
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A metterlo in evidenza è uno studio pubblicato su Nature ad opera degli scienziati islandesi del Decode Genetics, che hanno sequenziato l’intero genoma di circa 220 padri con i loro 78 figli. Ebbene, essi hanno scoperto che con l’aumentare dell’età, cresce anche la probabilità che vengano trasmesse delle alterazioni del DNA e queste si attestano sulle 25 se il papà ha 20 anni, ma possono arrivare a 65 se si decide di concepire a 40 anni.
I ricercatori, quindi, hanno stimato che ad ogni anno in più equivale una coppia di mutazioni genetiche. Nella maggior parte dei casi, però, come sottolinea il dottor Kari Stefansson, queste “anomalie” sono di carattere neutro e il rischio effettivo è dell’1%.
A questo proposito, però, il dottor Alexey Kondtashov sostiene che nonostante le malformazioni genetiche trasmesse in età avanzata possano avere una bassa incidenza sulla salute del nascituro, è
“Nella loro totalità che potrebbero contribuire direttamente allo sviluppo di disturbi neurologici come l’autismo e la schizofrenia, poiché la prima sede dove possono manifestarsi queste patologie è prima di tutto nel cervello e molto meno negli altri organi.”


















