Il tradimento è illecito civile, va risarcito: sentenza della Cassazione

Infedeli, traditori e fedifraghi tremate. La Corte di Cassazione ha emesso una sentenza che, per la prima volta, prevede il risarcimento per i danni psichici e fisici derivanti da un tradimento coniugale.
Con questa sentenza, la numero 18852/11, un marito, che aveva tradito ripetutamente la moglie, causandole una profonda depressione, è stato infatti obbligato a risarcirle i danni.
La storia era cominciata quando la donna, residente a Savona, dopo 3 anni di matrimonio aveva scoperto che il marito aveva una relazione extraconiugale. Immediata la richiesta di separazione prima e di divorzio poi, che però non avevano contribuito a migliorare la condizione psico-fisica della donna, caduta in una profonda depressione.
M.G., questo il suo nome, aveva chiesto prima al Tribunale di Savona e poi alla Corte d’Appello di Genova anche un risarcimento in denaro, che ammontava a un miliardo di lire, per i danni subiti, ma entrambi avevano respinto la sua richiesta. Non datasi per vinta, la donna è arrivata fino alla Cassazione, la quale, con una sentenza storica, le ha dato ragione.
In pratica la Corte ha stabilito che, seppur la fedeltà coniugale non sia un diritto costituzionalmente garantito, quando essa si configura, per le modalità in cui viene espletata, come un atto che va a ledere la salute mentale e fisica del coniuge, diritti questi garantiti dalla Costituzione, si determina un vero e proprio illecito civile, che va quindi risarcito alla vittima.
In secondo luogo, a patto che il proprio danno psico-fisico venga dimostrato, la richiesta di risarcimento potrà essere avanzata in via del tutto autonoma e al di fuori della separazione, con una semplice causa civile.


















