Università pubbliche, calo d’iscrizioni secondo Cun e Almalaurea

Le donne sono le più istruite (APPROFONDIMENTO) ma le meno occupate; il Sud e il Centro vedono in calo le iscrizioni negli atenei pubblici rispetto al Nord e in aumento quelle negli istituti privati.

Questo il trend riscontrato nei rapporti del CUN, Consiglio Universitario Nazionale e nel XIII rapporto Almalaurea, presentati ieri a Roma nella sede della CRUI, un’associazione costituita dai Rettori delle Università statali e libere.

Il CUN è un organo elettivo di rappresentanza del sistema universitario e formula direttamente pareri e proposte al Ministero dell’Università e della Ricerca. L’Almalaurea, invece, è un Consorzio Interuniversitario Pubblico che rappresenta il 70% dei laureati in .

In riferimento a tali rapporti, si registra un calo delle iscrizioni, pari al 9,2%, nelle università pubbliche, che si traduce concretamente in – 26mila immatricolazioni registrate negli ultimi 4 anni. Questa la situazione fotografata principalmente nel Centro-Sud.

Meglio, invece, per l’istruzione privata, dove si valuta una crescita che va dal 6,1% al 6,6%. I tagli finanziari, però, colpiscono non solo il sistema universitario statale, ma anche quello privato. Proprio a tale proposito, il Presidente di Almalaurea, Andrea Cammelli, sottolinea che gli investimenti del nostro Paese, in tale campo, sono molto carenti: di poco superiori a quelli della Repubblica della Slovacchia e dell’Ungheria. Egli aggiunge, infatti che: “l’Italia vi destina lo 0,88% contro l’1,07% della Germania, l’1,27% del Regno Unito, l’1,39% della Francia e il 3,11% degli Stati uniti”.

L’Università italiana perde “appeal”

Il rettore della Sapienza, presente all’incontro in CRUI, sostiene che l’università italiana continua a perdere fascino ed attrattiva anche in merito alla scarsità d’investimenti ad essa destinati, minori rispetto a quelli per le comunità montane.

Perdendo appeal il sistema universitario (scende di 4 punti percentuali rispetto al 2009, contro i 3 del 2007/2008), acquistano importanza le scuole superiori, che vedono una crescita dello 0,9%, realizzata nel 2010.

Se è vero che i laureati, a parità di occupazione e salari percepiti, risultano essere superiori ai diplomati, bisogna anche sottolineare che il divario tra i laureati, che si attestano su livelli sempre più bassi, e i diplomati, continua a crescere dal 2008 tra alti e bassi.  Le lauree specialistiche registrano un calo del 2,55%.

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Per argomento: disoccupazione, italia, laurea, lavoro, società, università