Tachicardia: cause, sintomi e cura
Tachicardia parossistica
E’ così chiamata perché insorge improvvisamente e altrettanto rapidamente scompare. La frequenza cardiaca arriva ad innalzarsi da un valore minimo di 160 fino ad un massimo di 250 battiti al minuto, anche se mediamente si registrano pulsazioni tra 180 e 220.
La tachicardia può mantenersi per qualche secondo o per alcuni minuti, ma anche per ore o giorni, per poi scomparire di colpo. Non sempre vi sono ragioni effettive, a volte subentra a causa di sforzi, emozioni, scatti di ira o nervosi e sebbene si tratti duna reazione improvvisa, il rapido battito non reca danno al cuore e non riporta conseguenze permanenti. Però, se il muscolo cardiaco si contrae tre o quattro volte al secondo, il tempo che resta al di fuori della contrazione non è sufficiente ai ventricoli per rilasciare il sangue che contengono, rilasciarsi e assumere nuovo sangue. Così ogni battito spinge meno sangue d’una pulsazione in condizioni normali e può succedere che i tessuti non ricevano più il giusto apporto di sostanze nutritive. Se l’attacco perdura, la circolazione ne risente a tal punto da provocare un forte senso di spossatezza e l’entità di questa sensazione può essere aggravata da stati ansiosi. I sintomi sono avvertiti sotto forma di palpitazioni, dolori al petto proprio sopra il cuore, pulsazioni alle tempie, sensazione di calore.
Esistono poi altre forme di tachicardia meno diffuse ma comunque gravi:
- atriale ectopica: è un’aritmia sopraventricolare non comune, di solito cronica, a volte resistente alla terapia farmacologica, spesso associata allo sviluppo di scompenso cardiaco congestizio;
- fibrillazione atriale: consiste in un’irregolarità del battito cardiaco in cui gli atri (le cavità superiori del cuore) pulsano in modo molto rapido (300-600 battiti al minuto) e anomalo;
- ventricolare: grave forma di aritmia cardiaca in cui ogni battito cardiaco viene avviato da un’attività elettrica presente nei ventricoli, determinando così una frequenza cardiaca abnormemente rapida, compresa tra 140 e 220 battiti al minuto. È causata da una grave cardiopatia come un infarto miocardico o una cardiomiopatia e può avere una durata variabile da alcuni secondi a vari giorni;
Cure
In realtà non vi sono vere e proprie cure definitive per la tachicardia e, comunque, è importante prima capire quale sia l’origine dell’aritmia.
Un leggero sollievo può essere dato da particolari manovre che hanno l’effetto di troncare la crisi tachicardica: per esempio fare profonde inspirazioni a pancia in su ed a braccia conserte, abbassare il capo a livello delle ginocchia, deglutire un grosso boccone di pane o un po’ d’acqua. Naturalmente, è importante evitare stress emotivi e psicofisici, il consumo di alcol e tabacco, caffè e fare un’alimentazione corretta che non affatichi l’intestino.
Si può arrivare a prescrivere farmaci betabloccanti, ma spesso bastano rimedi naturali come quelli appena citati per controllare la respirazione e far decelerare i battiti e un fitoterapico in gocce può aiutare a calmarsi.
Nei casi più gravi, è necessaria una terapia a lungo termine, basata su farmaci o impianto di pacemaker.
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico. Yourself.it non dà consigli medici.






















